giovedì 3 maggio 2012

…Abitava isolata la Popolazione Rumorosa…


Racconterò in questo post l’avventura vissuta insieme agli abitanti della IIA della scuola elementare Mazzini.

Arrivata con un atterraggio d’emergenza su un’isola sperduta in mezzo all’oceano, mi sono imbattuta negli unici abitanti del posto che mi hanno accolta presentandosi come la Popolazione Rumorosa. Ho potuto osservare fin da subito una grande varietà di nomi, culture, facce di bambini molto diverse tra di loro e che non stavano ferme un attimo né tanto meno in silenzio.

Iniziamo il nostro percorso da una fiaba di Gozzano raccontata dall’insegnante che ha condotto i giochi, la fiaba di Nevina e Fiordaprile, una principessa e un principe che appartenevano a due regni molto diversi tra loro e poco compatibili: il regno dell’inverno e il regno della primavera. La principessa Nevina apprende un giorno da una rondine, che esiste un mondo diverso dal suo pieno di fiori e colori, incuriosita Nevina si avvicina ma capisce presto che per quanto bello, quel mondo non è il suo e torna a casa. Stare insieme non sempre vuol dire fondersi, omologarsi, amalgamarsi, a volte due culture possono stare vicine senza però partecipare mai l’una alla vita dell’altra perché questo è nella loro natura. Un finale alternativo creato da loro vedeva invece Nevina e Fiordaprile insieme nonostante le difficoltà!

Con il gioco del Totem e dell’Autototem si sono scoperti animali e qualità sia proprie che dell’altro. Il gruppo è costituito da singoli che a volte hanno bisogno di una mano per conoscersi! E dulcis in fundo la popolazione Rumorosa ha cercato delle soluzioni per stare meglio insieme, per esempio i bambini hanno detto che: può servire l’amicizia, è necessario osservare le regole, è opportuno ascoltare i consigli degli adulti ma anche dei compagni o di bambini esterni alla classe. Se si vuole un clima sereno è necessario che ognuno contribuisca! L’ultimo giorno abbiamo scritto tutte le soluzioni alla lavagna e un bambino ha detto: in effetti queste soluzioni potrebbero andar bene anche per noi e non solo per la popolazione Rumorosa!

lunedì 30 aprile 2012

Nella IV A di Villa Torchi “L’UNIONE FA LA FORZA”

Quando ci presentiamo nelle classi consegniamo loro una scatola in cui potranno raccogliere tutto quello che viene prodotto durante i giochi con noi: disegni, pensieri scritti, creazioni varie..una scatola che conterrà tutti i tesori di quel gruppo-classe. La IV A ha fatto diventare propria questa scatola personalizzandola con dei disegni, alcuni dei quali raccontano la storia di Giona, altri la decorano con la fantasia degli autori. Guardate sono bellissimi!




In questa classe abbiamo fatto un viaggio che ha fatto partire il gruppo dalla riflessione sulle proprie caratteristiche e su quelle dei compagni per arrivare a misurarsi su come ce la si può cavare senza gli adulti che guidano e organizzano la propria vita. All’inizio non è stato facile discutere democraticamente con i compagni per trovare un’organizzazione che permettesse loro di sopravvivere a quest’avventura fantastica, ma pian piano hanno cominciato a sperimentare la possibilità di prendere parola in prima persona e un loro modo di decidere in gruppo.
I bambini di questa classe si trovano in un’età di passaggio dall’infanzia, momento in cui si costituisce l’immagine di sé di riflesso allo sguardo e alle aspettative degli adulti di riferimento, all’adolescenza, il primo tempo in cui un soggetto può incontrare il proprio desiderio, la propria unicità. È doveroso ringraziare l’insegnante Mariella per essersi lasciata sorprendere, durante i giochi, dalle invenzioni della classe, invenzioni che permettono ai bambini di sperimentare e trovare un loro modo di stare nel mondo e di relazionarsi agli altri.
I bambini di questa classe si stanno avviando a lasciare la Scuola Primaria per cominciare quella Secondaria, un passaggio importante per il quale facciamo loro un grande “in bocca al lupo”!!


martedì 3 aprile 2012

"LE REGOLE SERVONO PER STARE BENE CON GLI ALTRI"

Nella IIIA della scuola Giordani è stato proprio bello lavorare! Si sono presentati come una classe “aperta”, composta da bimbi curiosi e insegnanti accoglienti, abituati ad avere in classe nuove presenze come tirocinanti e stagisti, soliti trascorrere le ore di insegnamento con la porta aperta!
Con loro abbiamo proposto per cominciare il gioco dell’”Isola” e quello del “Messaggio in bottiglia”: i bambini hanno intrapreso entusiasti e coinvolti questo viaggio immaginario dimostrando voglia di mettersi in gioco, capacità di discussione democratica e desiderio di stare bene insieme ai compagni e agli adulti.
La loro capacità di mettersi in discussione e il loro interesse a comprendere sono emersi con chiarezza nell’ultimo gioco, quello dei "Favorevoli o contrari", in cui si sono domandati se “si può vivere senza regole”, se “si può essere amici dei compagni di classe” e se “i maschi e le femmine possono andare d’accordo”. Domande molto difficili per le quali solo la prima sembra aver trovato la soluzione accettata quasi all’unanimità che “le regole servono per stare bene con gli altri”. Da queste questioni ne sono nate altre che le insegnanti riprenderanno insieme ai bambini e magari noi riprenderemo con loro il prossimo anno!

Ci complimentiamo con le insegnanti di questa classe per il loro entusiasmo e per la capacità di mettersi in gioco che hanno dimostrato ognuna a suo modo!
Intanto buon lavoro e fateci sapere com’è andata!!

CURIOSITA' SUI GIOCHI IN UNA PRIMA

Abbiamo concluso i giochi nella IB della scuola Villa Torchi, una classe di bambini che si stanno conoscendo in cui le insegnanti stanno lavorando con passione perché si crei un gruppo affiatato. Abbiamo cominciato a lavorare con loro attraverso il racconto, la drammatizzazione e l’elaborazione con disegni di  alcune storie, per poi arrivare alla creazione di una storia della classe e, seguendo la proposta delle insegnanti, la realizzazione di un libro con i disegni e le storie realizzate dai bambini!


La prima storia utilizzata è stata quella narrata dalla filastrocca “Il trionfo dello zero” di Gianni Rodari: nessuno voleva la compagnia del signor Zero, ma un giorno si fece coraggio e offrì un passaggio al signor Uno e tutti gli altri vollero la compagnia del signor Zero perché “si erano accorti che con lui accanto l’uno diventava un dieci!” come hanno commentato i bambini.


Poi c’è stato il racconto di Guido Gozzano “Piumadoro e Piombofino”, che i bambini hanno commentato dicendo che “gli amici sono importanti e possono aiutarci quando qualcosa non va!”



Alla fine ognuno ha disegnato e raccontato una sua storia: ne sono usciti racconti belli, ricchi e diversi, tra i quali uno in particolare ha come protagonisti le insegnanti e la classe: “Ci sono dei serpenti che vanno a prendere i bimbi e li mangiano e mangiano anche le maestre. Il bambino che ha fatto il disegno non viene mangiato e non aiuta i bambini e le maestre a non essere mangiati. Poi i serpenti vanno a passeggiare dietro una casa..” Proprio questa storia potrebbe essere l’inizio della storia della classe, la storia raccontata da un bambino e continuata uno ad uno da ognuno dei componenti: che storia sarà? Che finale avrà?

martedì 7 febbraio 2012

La storia di Giona


Un giorno Dio scelse Giona come suo profeta. 
Giona si sentì chiamare e Dio gli disse: “Svegliati! Alzati e va’ a Ninive e avverti tutti gli abitanti che devono smettere di comportarsi male”.
Ninive era infatti una città in cui le persone si comportavano male e Dio voleva che smettessero di comportarsi così per riuscire a stare meglio insieme.
Giona ebbe paura di recarsi in quella città: se lo avessero messo a tacere comportandosi male anche con lui? Per questo decise di fuggire e di nascondersi da Dio. Così si imbarcò in una nave diretta a Tarsis, una città situata nella direzione opposta a quella di Ninive.
Durante la navigazione, però, mentre Giona se ne stava a dormire sotto coperta, si levò un forte vento che lacerò le vele e si scatenò una tempesta così forte che mise in pericolo la nave. I marinai si misero ognuno ad invocare il proprio Dio perché facesse cessare la tempesta e loro potessero salvarsi. Mentre gettavano in mare tutto il carico perché la nave potesse galleggiare meglio, si accorsero che Giona era tranquillo addormentato e gli chiesero come mai anche lui non pregasse il suo Dio, non era preoccupato come loro della sua sorte? Giona rispose loro che sapeva di essere lui la causa della tempesta: Dio gli aveva chiesto di fare qualcosa e lui era fuggito per non farlo. Loro allora gli chiesero se sapeva cosa potevano fare perché la tempesta si calmasse e Giona suggerì che lo gettassero in mare. All’inizio i marinai non vollero farlo, gettare un uomo in mare per far placare la tempesta? Ma quando videro che il mare diventava sempre più forte, lo presero e lo gettarono in mare. Subito la tempesta si placò!
In mare Giona fu inghiottito da un grosso pesce, e nel suo ventre  rimase tre giorni e tre notti. Anche lì dormì, ma dopo un po’ si stancò di stare solo a dormire dentro la pancia del pesce, allora si mise a invocare Dio chiedendogli di farlo uscire. Dio così comandò al pesce, e il pesce rigettò Giona sulla spiaggia del paese da cui era partito. Giona capì che non doveva sottrarsi al compito che gli era stato assegnato e si decise ad andare nella città di Ninive a parlare al re e a tutti i suoi abitanti.
I cittadini di Ninive cedettero a quello che diceva Giona e decisero di cambiare il loro comportamento. Per questo Dio decise di risparmiare la città e di non distruggerla.
Giona aveva parlato dicendo che la città di Ninive sarebbe stata distrutta per indurli a smettere di comportarsi male e, dal momento che invece la città era stata risparmiata pensò che l’avrebbero creduto uno sciocco che diceva cose che poi non sarebbero successe. Si lamentò di questo con Dio, accusandolo di avergli fatto dire cose che poi non aveva mantenuto. Allora arrabbiato si fermò poco distante dalla città ad aspettare di vedere cosa sarebbe successo e se Dio avesse distrutto la città.
Dio fece crescere vicino a Giona una pianta di ricino perché potesse ripararsi dal sole, e Giona ne rimase molto contento. Ma il giorno dopo Dio mandò un verme a mangiare la pianta, che si seccò. Giona rimase sotto il sole cocente e contrariato disse a Dio che avrebbe preferito morire: Dio non aveva fatto quello che gli aveva detto e in più aveva distrutto la pianta che aveva fatto crescere. Dio gli chiese perché si dava pena per quella pianta, che non aveva piantato lui e per la quale non aveva fatto nessuna fatica, e non capiva lui che aveva deciso di risparmiare la città di Ninive, era stato capace di un atto di amore verso gli abitanti di della città.

Perchè Giona?


Il nome dell'Associazione, Jonas, prende le sue origini a partire dalla figura biblica di Giona, la cui storia è narrata dalla Bibbia nel Libro dei Profeti.

Ma chi è Giona? Cosa ci racconta la sua storia da un punto di vista laico? Perché raccontiamo la storia di Giona nelle classi?

Nella presentazione del personaggio in classe ai bambini utilizziamo l’immagine di un uomo che sta correndo, scappando da qualcosa. 

Il capitolo della Bibbia dedicato a Giona si apre col termine ebraico Kum, svegliati! Giona viene svegliato dal tran tran della sua vita quotidiana da una chiamata dalla quale fugge. Giona fugge dall’assunzione del proprio compito, evitando così la possibilità di responsabilizzazione e la realizzazione del proprio destino. Fugge e dorme di un sonno stordito, un sonno senza sogni, un sonno che gli permette di non ascoltare il suo desiderio e non realizzarlo. Un po’ come nella nostra vita oggi ci troviamo a vivere sommersi di impegni ed oggetti che ci fanno perdere di vista quello che è il nostro desiderio.
Addirittura alla nuova chiamata di Dio, che si realizza con lo scatenamento della tempesta, Giona preferisce essere buttato in mare piuttosto che ascoltare. Preferisce la morte, una volontà che va nella direzione opposta a quella vitale del desiderio. La storia di Giona mette così in luce un paradosso, come è possibile preferire lo stordimento piuttosto che una vita animata dal desiderio?
Ma finalmente qualcosa di nuovo succede, dopo tre giorni trascorsi nella casa che è diventata la sua prigione, la pancia del pesce: sente voglia di libertà, invoca aiuto, chiede che gli sia restituita la vita.


Giona è un uomo che ha paura di affrontare la  vita e delle relazioni con le altre persone, un uomo che si nasconde alla realizzazione del proprio destino, del proprio desiderio.
Ai bambini spieghiamo che ascoltando la storia che racconteremo loro, possono pensare che Dio sia un personaggio che rappresenta gli adulti e Giona sia uno di loro.
Poi spieghiamo loro che siamo persone che lavorano con i bambini per aiutarli a realizzare i loro sogni e a stare bene con gli altri.

Il Progetto

"Giocare a vivere" nasce dall'esperienza, maturata dal 2003, di lavoro con gli insegnanti e con i bambini della scuola primaria con il progetto "Crescere a scuola insieme".

La struttura del progetto prevede la descrizione della classe, l'osservazione diretta e la progettazione di giochi in cui i bambini si potranno sperimentare. Obiettivo del progetto è rendere consapevole l'insegnante di quanto sia importante per la classe che la parola circoli. Ogni gioco va pensato "su misura" come un vestito, deve rispettare e cogliere la particolarità della classe, essere pensato e progettato secondo quanto emerso dai racconti preziosi delle insegnanti e secondo quanto sperimentato durante l'osservazione. Scopo dell'osservazione è vedere come il gruppo reagisce ad una presenza adulta ed estranea. Dunque il gioco dei bambini viene preparato con cura dagli adulti. Una cosa a cui teniamo è che a condurre i giochi sia l'insegnante, protagonista attiva insieme ai bambini. Una volta terminati i giochi, che si svolgeranno in incontri di un'ora e mezza - due, un incontro con le insegnanti chiuderà l'esperienza.
Parallelamente "Giocare a vivere" ha attenzione anche per i genitori offrendo loro uno spazio di parola di gruppo e uno spazio di ascolto individuale.
Il progetto è in corso, dunque potrete leggere nelle pagine del blog l'andamento dei lavori!